Tangeri Bronze

04 novembre 2014

LUXOR®/ALUFIN® 347

Ve lo potete immaginare come volete e vederci la luce che credete, quello che conta è l’angolazione dello sguardo.

In senso interiore, profondo: uno sguardo che resiste all’oblio e alle nostalgie ed evita i luoghi comuni ma che usa la memoria come prospettiva per superare il tempo, quotidiana sommatoria di opportunità sottratte.

Solo così diventa possibile scorgere il confine tra mondo reale e tavolini azzurri, tra cui intravvedere le figure degli artisti, degli intellettuali che hanno animato la scena culturale mondiale della seconda metà del 900 (grazie all’accordo internazionale che, dal 1912 al 1956, garantì alla città la neutralità politica e militare, facendone un formidabile centro di attrazione cosmopolita) e intercettare, oltre i loro discorsi, musiche e voci, afrori di friggitorie e di sabbie arroventate dal sole e levigate dal vento, compresse nell’immaginario di questo colore.

Anche in penombra, attraverso quel lembo colorato si percepiscono angoli di porto, vie strette e i molti dialetti, in bar sgangherati ma modernamente consapevoli di essere una nuova frontiera: un universo che sfugge limiti geografici e geometrici per trasformarsi in un pensiero d’arte che attraversò le forme letterarie della “beat generation”, con Jack Kerouac, William Burroughs e il suo “Pasto nudo” o Paul Bowles, con “Il tè nel deserto”, che ispirò l’omonimo film di Bertolucci, parzialmente girato in un hotel della città.

Salotti letterari che, in altri locali, furono animati da Tennesse Williams e Truman Capote, in un senso del tempo circolare con i suoi vari centri di gravità collocati tra leggenda e cuore ma misteriosamente legati ad una bevanda, un tè alla menta simbolo di socializzazione, con ancora quella rifrazione, la stessa che, ben duemilacinquecento anni prima, aveva una moneta dedicata al dio Baal e al grano, segno della fertilità di quel territorio.

Tutto questo dentro quel colore, da guardare con lo sguardo rivolto verso un sud qualsiasi, collimando la vista con la linea dell’orizzonte, fino a percepire l’insegna scrostata del “Tangeri”: portale di un mondo luminoso che si può ammirare da qualunque Nord, ma mai per caso.

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