Psychedelic 70's

Sostituzione e sovvertimento degli abituali schemi percettivi in nome di una vitalità gioiosa, di un costante flusso di energia ed esperienze. E' un arte dionisiaca ma anche mistica quella che nasce dal movimento hippie americano degli anni Sessanta e Settanta e che oggi conosciamo ed etichettiamo con il termine “psichedelica”. La scena musicale di San Francisco è la sua culla, in particolare i locali musicali con le loro luci colorate e fluttuanti che, grazie soprattutto all'uso di droghe, alteravano lo stato cosciente di chi assisteva ai concerti-performance senza limiti di tempo dei Grateful Dead di Jerry Garcia, dei Jefferson Airplane, dei Quicksilver Messenger Service e dei Santana.

Le prime prove della nuova arte psichedelica furono proprio i manifesti che annunciavano tali happening presso il mitico Fillmore Auditorium di San Francisco o l'Avalon Ballroom. Da questi manifesti nacquero le copertine dei dischi più famosi della musica di quegli anni. Fu una rottura completa e sconvolgente della grafica, del lettering fino allora seguiti. La leggibilità, l'ordine, il rispetto delle proporzioni vennero sostituiti da forme e disegni asimmetrici, da linee fluenti, da curve sinuose e concentriche, il tutto vivacizzato da colori smaglianti, accesi, solari propri di quella “Summer of love” che sembrava non dovesse mai finire.

L'arte psichedelica nasce dunque da elementi promozionali come i poster e le cartoline d'invito ai concerti che, dai muri delle strade della California, finirono sulle pareti delle camere di molti giovani. Una rivoluzione grafica ed artistica condotta da squattrinati hippy, i cui nomi furono consacrati nel settembre del 1967 in un articolo apparso sulle pagine della prestigiosa rivista "Life".

Tra essi uno dei più noti divenne Richard Alden Griffin, autore di una delle copertine più celebri al mondo "Aoxomoxoa”, terzo disco dei Grateful Dead. Il nome del gruppo è scritto in alto un po’ curvato e coperto da un sole giallo e fiammeggiante. Una grafica illeggibile, un incastro e viluppo di consonanti e vocali che richiamo miniature antiche, ma restituiscono un risulto allucinogeno. Suo è anche lo straordinario poster di un concerto tenuto da Jimi Hendrix nel 1968 con in primo piano il celeberrimo “Occhio volante”, anche questa una delle immagini più famose dell’intero movimento psichedelico.

L'utilizzo di colori vibranti è legato alle concezioni e all'insegnamento di Josef Albers, docente già negli anni Cinquanta alla Yale University dove teneva dei corsi di “Interazione del colore”. Un suo allievo fu Victor Moscoso che si collega al movimento della Optical Art, in cui il sapiente disegno delle linee collocate in griglie modulari simula il movimento e stimola la retina di chi guarda, producendo un effetto di instabilità percettiva. Un suo poster del 1967 ha in primo piano una spirale cui è sovrapposta una figura di donna danzante: l'effetto prodotto è una sensazione di movimento e vibrazione ottica che riceve ulteriore forza cromatica e visiva dalla scelta di mettere in contrasto fra loro i colori con tonalità rosso e blu-verdi.

Nel luglio del 1967 i cinque maggiori artisti della San Francisco psichedelica organizzarono la loro prima mostra collettiva, che prese il nome di “Joint Show”. L'evento si tenne alla Moore Gallery di San Francisco, e risultò fondamentale per l’evoluzione della poster art . Ognuno dei cinque artisti, Rick Griffin, Stanley Mouse, Victor Moscoso, Alton Kelley e Wes Wilson produsse un suo poster per pubblicizzare l’evento.  

Specifiche tecniche:
Stampa a freddo
Foil: Laser Select/AL-KSO