Il Paesaggio Dentro

 E sedendo e mirando interminati spazi

Quando Giacomo Leopardi scrisse l’Infinito, aveva di fronte a sé l’immagine delle colline che circondano la sua amata e odiata Recanati e le sensazioni che riuscì a descrivere sono rimaste impresse nella letteratura e nella storia.

Quando Livio Felluga pensò ad un’immagine per rappresentare il suo vino, anche lui scelse di evocarlo tramite il paesaggio friulano che avvolge i vigneti, le colline e, in fondo al di là da quella, il mare.

Ogni bottiglia di vino di Livio Felluga racconta i luoghi, il territorio, il paesaggio da cui ha origine.

Livio non nasce sulle colline del Friuli, la sua famiglia è istriana proveniente da Grado, una penisola che ha subìto e assorbito diversità, una terra di confine al centro di rivendicazioni, guerre e cambiamenti.

La storia di Livio non inizia quindi in Friuli, ma da subito è immersa tra gli aromi del vino. 

Nonno e bisnonno viticoltori su Isola d’Istria, lo producevano a loro volta e lo vendevano nei dintorni fino anche a Vienna. Il vino per la famiglia è stato da sempre prodotto importante, la terra per i Felluga era ed è casa, famiglia, vita, ma si sa, l’Istria fu terra difficile e vittima geografica di guerra, non fu quindi risparmiata da esodi, anche Livio dovette lasciarla, lui come la sua famiglia furono costretti a lasciare i loro paesaggi per cercare altrove.

In Friuli, appunto.

E’ qui che Livio si riappropria del suo lavoro, della sua terra e rimette in moto il ciclo del vino, sulle colline intorno Rosazzo.

L’appartenenza al luogo, la provenienza e le origini della sua uva, Livio volle da sempre celebrarle, così nacque nel 1956 la famosissima etichetta che lega il prodotto alla terra che lo genera: La cartina di Livio.

Queste le vigne. Questo il mio vino. Ve lo offro.

Non è importante sapere se è intuizione o dedizione, è necessario però trarre insegnamento da questa idea di celebrare il paesaggio, il territorio, che unisce le persone e ricambia con i suoi frutti, il lavoro e la cura.
La natura è buona se si è buoni con lei, amava pensare Livio.
Così un giorno fu presa la decisione di accompagnare ogni bottiglia di vino con la mappa del territorio da cui proviene, una mappa unica nel suo genere perché non aderente alla realtà, ma creata dagli occhi di Livio e da come lui il territorio lo viveva.
Una mappa rivisitata per un vino antico indistinguibili l’una dall’altro: la mappa del vino Felluga, il vino della mappa di Livio.
Al centro della sua mappa Livio mette una cornice, che non sta intorno a racchiudere le colline, ma in mezzo come il vino che, prima che in cantina nasce e cresce dentro il paesaggio.
Per tutti i Felluga le terre, le colline del Friuli, son sempre state nodo centrale della loro vita, Livio vi si trasferì dopo la guerra, negli anni ’50, quando tutti intorno le abbandonavano; e senza violentare la natura, ma prendendosene cura, iniziò a produrre il suo vino e la terra, in cambio di quella dedizione, continua ad accogliere e proteggere i vigneti che la caratterizzano ancora oggi.

Partendo da questi fortissimi e già significativi presupposti è stata creata un’etichetta speciale per uno dei vini più eleganti, discreti e decisi della cantina Felluga: il Pinot bianco “illivio”, vino dedicato a Livio Felluga dai figli per i suoi 85 anni.

L’etichetta “Il paesaggio dentro” creata con i foil Luxoro da un’idea dell’designer Mario Di Paolo non vuole discostarsi da quella originale, ma ne è rivisitazione per renderla ancora più preziosa.
 
L’edizione speciale dell’etichetta per Felluga è una celebrazione alla terra e al paesaggio che accoglie le persone e i vigneti.
“Il paesaggio dentro” è un’etichetta che crea un magico gioco di sovrapposizione; a prima vista compare una pregiata carta white cotton sulla quale appaiono in rilievo i contorni del territorio impreziositi da una splendida cornice dorata, ma quando si solleva il primo strato viene svelato un mondo nascosto scintillante, uno specchio dorato sul quale, aprendo, viene riflesso il paesaggio brillante e caldo, come avvolto dalla luce che fa da cornice al fregio della cantina posta al centro delle colline.
E’ stato scelto l’oro come celebrazione del sole e del calore, il paesaggio viene evocato dalla memoria e proprio sull’oro viene riflesso irradiato di luce.
Lo specchio, fedele al significato simbolico nel folklore e nell’immaginario umano, assume anche qui il ruolo di coscienza, anima del ricordo, riflesso delle origini per imprimere nella memoria le radici.
Lo specchio rende la verità a chi osserva.
L’etichetta è una composizione che mette in luce l’importanza del paesaggio.
Il paesaggio crea il vino, lo plasma e lo restituisce come riflesso del territorio, un dono a chi ne segue i mutamenti con amore e dedizione.
 
Un nuovo punto di vista che destruttura la tradizione e la ricompone in un’altra forma mantenendone la memoria e il significato.
 
Scoprire questa etichetta è come fare un viaggio attraverso la storia della famiglia Felluga e il suo territorio, lungo un percorso visivo e tattile che porta al vino, frutto di questa terra, dei suoi uomini e delle sue donne.

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