Il Barolo e La Balena

Tutto ha inizio nelle vigne di Michele Chiarlo e dai resti dello scheletro di una balena ritrovati proprio dalla famiglia e oggi conservati nel Museo Paleontologico di Asti.

Questa è infatti la storia di una balena che si trasforma in colline e infine in Barolo.
Per raccontare la storia della balena che diventa vino dobbiamo andare indietro nel tempo, un tempo in cui le terre del barolo erano ricoperte dal mare.

In principio fu la Balena
Viene spontaneo affidarsi alla famosissima legge di Lavoisier secondo la quale: in natura nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Anche le etichette stesse non sono altro che il risultato di una trasformazione che a partire dal momento creativo coinvolge tecnica, materiali, passione, competenza e persone e porta alla realizzazione di un’opera unica e inedita.

La metamorfosi
Nella prima etichetta, lo scheletro della balena, è sia figurativamente che letteralmente immerso nella terra delle langhe così com’è stato ritrovato.

È evidente da subito che i toni e la consistenza dell’inchiostro di stampa sono estremamente naturali e reali, la formula sviluppata per ricreare un inchiostro con la densità e il colore delle langhe è stata infatti ottenuta utilizzando proprio la terra della vigna di Michele Chiarlo.

La preziosità del fossile immerso nel proprio habitat è data dall’oro stampato a caldo con cliché hinderer + mühlich: i riflessi dell’oro esprimono a pieno la magnificenza che la balena rappresenta da sempre nella storia, nella letteratura e soprattutto nella natura.

La seconda etichetta riproduce la sagoma della balena al cui centro è visibile il fossile stampato a secco come un’impronta che compare tra la filigrana.

Questa versione di Barolo Balena è un’autentica opera di creatività e tecnologia, è stata infatti studiata  per essere incollata parzialmente alla bottiglia lasciando libera la parte finale della coda, così da poterla sollevare e applicare sul fronte della bottiglia accanto al fregio della cantina. In questo modo l’etichetta lascia intravedere la parte dorata, stampata a freddo, che fa da contrasto col resto dell’etichetta donando luce a tutta la composizione.
 
Questa seconda etichetta è un gioco di forme e bagliori, la coda sembra prendere vita staccandosi dalla bottiglia, il risultato finale è un’etichetta tridimensionale che conquista lo spazio circostante.
 
 
 
PARTNER
Barolo: Michele Chiarlo
Art Director: Mario Di Paolo | Spazio Di Paolo
Stampa: Industria Grafica Eurostampa SpA
Foil: Leonhard Kurz
Cliché: hinderer + mühlich